Sei il mio vice-sceriffo preferito!

Fare il padre è il mestiere più difficile del mondo. Quando poi sei un genitore separato, tutto è più complicato perché il tempo che passo con te sto con te senza interruzioni, senza distrazioni. Quando si è in due, uno dei due può permettersi il lusso delle pause. Quando si è soli, tutto è più complicato. Lo è, a maggior ragione, quando il rapporto è inframmezzato da giorni di distanza, in cui non ci vediamo. Il tempo che passiamo insieme deve colmare quello perso e recuperare le cose che non ci siamo detti, quelle che non abbiamo fatto, pur senza interrompere la tua routine quotidiana fatta di scuola, amiche, attività ludico-ricreative-sportive. Una fatica tremenda insomma. A tal punto che quando ci fermiamo (generalmente accade prima di mettersi a letto), è come riprendere fiato dopo una corsa. Ti guardo, tu ti rilassi, finisci di raccontarmi le cose che ti tornano in mente, io ti accarezzo i capelli e diventiamo solo padre e figlia, una storia da raccontare, un futuro da costruire.
Ho sempre provato a non farti sentire molta differenza tra lo stare con tua madre e lo stare con me. Ti porto al parco, ti inseguo mentre corri sui pattini, ti vengo in soccorso quando mi chiami e l’acuto della tua voce che implora “papà” copre distanze siderali.   

Però non volevo dire dello stare insieme. Volevo raccontarti e sorprendermi di qualche pomeriggio fa, quando siamo andati a vedere Toy Story 4 al cinema.
Non saprei descrivere esattamente perché, ma abbiamo entrambi una straordinaria passione per Toy Story. Il tuo personaggio preferito è Woody, seguito da Jessie. Il mio è senza dubbio Buzz Lightyear, anche se quello che mi fa ridere di più è Rex. Credo che il tuo essere affezionata a Woody sia dovuto alla sicurezza che trasmette, quel suo saper tenere sempre tutto sotto controllo, far regnare l’armonia tra i giocattoli e far vincere sempre l’amicizia. Somiglia molto al tuo modo di essere o, per lo meno, all’idea del mondo che mi racconti. Odii quando c’è un po’ di discordia tra le tue amiche o quando qualcuna di loro impazzisce e comincia a prendere in giro te o qualcun’altra del gruppo. Non è dovuto all’incapacità di vivere il conflitto quanto alla sua totale incomprensione. Per te non c’è mai ragione di litigare e quando succede ci rimani così tanto male che gli altri fanno fatica a capire il tuo disorientamento. Vorresti che le cose si rimettessero a posto, in qualunque modo e che l’armonia regnasse sempre, senza intoppi.
Io adoro invece Linghtyear perché sento che mi somiglia molto. È silenzioso, spesso in disparte ma non si tira mai indietro quando c’è bisogno d’aiuto e rivela doti e capacità straordinarie. Il suo non capire le batture o non saper leggere sempre la realtà, il suo vivere in un presente bidimensionale, diviso tra ciò che avviene per tutti gli altri e un mondo fatto di basi e razzi spaziali, missioni interplanetarie e poteri cosmici che nessun altro vede, è molto mio. 

Ci commuoviamo sempre al cinema o a casa davanti ai film che ci piacciono. Generalmente la nostra commozione non è sincronizzata. Su di te fanno effetto soprattutto le ingiustizie. Io mi commuovo quasi sempre per gli abbandoni o gli addii.
In Toy Story 4 c’è una scena in cui una bambina si è persa al luna park. È dietro una parete, piange, è disperata. È bloccata dalla paura e non sa cosa fare né come. Woody la vede e insieme a Gabby Gabby decide di aiutarla. Gabby Gabby le si avvicina furtiva, poi prende la posa da bambola, tira il cordino del suo disco vocale. La bambina si volta, la vede, l’abbraccia e trova la forza per uscire dall’ombra e chiedere aiuto. È stato più o meno a questo punto che tu hai cominciato a piangere a dirotto. Ti sei buttata tra le mie braccia e piangevi di un pianto inconsolabile. Io volevo a tutti i costi calmarti, anche perché piangevi a singhiozzi e tutto il cinema avrà pensato che ti stavo menando, ma purtroppo stavo piangendo anch’io e ogni frase che provavo a dire sotto voce mi moriva in gola strozzata dalla commozione. Ci siamo allora solo abbracciati e lasciati consolare dal calore delle braccia. Ecco, in momenti come questi penso che essere padre sia la cosa più bella e unica del mondo. Ed è talmente mia che va verso l’infinito e oltre.  

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