Carnival

Amore mio, ti vedo ogni giorno più grande. Mi pare ieri che ti tenevo in braccio ed eri un batuffolo di cotone che faceva fatica a tenere gli occhi aperti e guardava senza vedere. Ti appoggiavi al mio petto e, con la fiducia di un neonato, ti lasciavi cullare e ti addormentavi. Ti tenevo ore in braccio, con le labbra appoggiate alla tua fronte, la destra dietro la tua schiena e la sinistra che ti sorreggeva solida.
Non scorderò mai il giorno in cui ti ho vista per la prima volta. Eri nel nido, tra gli altri bambini e dormivi beata nel tuo lettino enorme. Non scorderò mai quel giorno di marzo quando la porta a scomparsa della sala parto si aprì e vidi apparire tua madre su una barella, mentre veniva trasportata nel reparto. Pensavo dormisse, invece passandomi davanti alzò una mano e sorrise, come a dire “sono viva, stai tranquillo” e in quel sorriso riconobbi la ragazza che avevo incontrato nel corridoio della Facoltà di Lettere e Filosofia 10 anni prima. Non scorderò i tuoi primi passi, le tue prime parole, il tuo primo sorriso, le pappe, le ninne nanne, le notti insonni, le cacche, i pannolini, le pomate per gli arrossamenti. Non scorderò mai quando io e tua madre, con la perizia di un chirurgo, ti cambiammo la prima tutina, terrorizzati che ti si potesse rompere un braccio, una gamba o potessi riportare danni permanenti. Non scorderò mai il viaggio a 30 all’ora dall’ospedale a casa, i telefoni spenti per evitare radiazioni, le 4 frecce accese come portassi un carico eccezionale, la paura di frenare, il sudore sulla fronte, la carrozzina ancorata alla macchina da tutte le cinture di sicurezza dei sedili posteriori. La tua prima influenza, la corsa al pronto soccorso, il medico di guardia che ci osserva sconcertato e dice “è solo un po’ di febbre”.

Intanto però stai crescendo. Hai sette anni e ne dimostri qualcuno in più, soprattutto quando mi parli rivelandomi che la tua mente viaggia ad una velocità cui non sempre riesco a stare dietro.

Prima o poi soffrirai, amore mio, molto più di quanto avrai mai sofferto in tutta la tua vita. Soffrirai perché il ragazzo al quale hai affidato il tuo cuore lo spezzerà in due.
Soffrirai come non avrai mai immaginato si possa soffrire. Piangendo le lacrime che non avresti mai creduto i tuoi occhi avrebbero potuto contenere. E vorrai farti male. Fumerai, berrai, correrai nella speranza di inciampare e ferirti e guarderai un fiume invidiando la sua profondità.
Accadrà tutto questo e né tu, né io, né nessun altro potrà evitarlo.
Scrivo questa lettera perché quel giorno tu possa ritrovarla. Se così sarà, voglio farti trovare le strofe di un cantantautore che ancora non ti ho fatto ascoltare: 

Io se fossi Dio
non mi interesserei di odio e di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l’unica vendetta
è l’unico perdono.

Ricordatelo quel giorno. Vorrai a tutti i costi sapere, scontrarti faccia a faccia con lui per avere risposte, sapere con chi ti ha tradito, per cosa ti ha lasciato. Evitalo, amore mio. Allontanati da lui e non provare a capire, perché non si può parlare con chi non vuole ascoltare e non si può esser visti da chi non è in grado di vedere. Penserai che insieme avevate risolto la congettura di Riemann. Per lui quello sforzo così grande sarà ormai soltanto un’addizione il cui risultato è del tutto incerto. Non fidarti di chi dice “è troppo tardi”, non è mai tardi per credere e va da sé che quando diventa tardi è perché in realtà non c’è mai stato tempo. C’è chi possiede un cuore grande, a volte gigantesco e chi il suo l’ha perso chissà quanto tempo prima e gli è rimasto conficcato nel petto un organo rinseccolito, non più grande di una nocciolina. Penserai come potrà sopportare il peso dei ricordi, gli stessi ricordi che ti staneranno ovunque proverai a scappare e stare. Ti chiederai “non può essere siano solo miei, parlino solo con me, inseguano solo me”. Ma non tormentarti e non riavvicinarti perché potrà solo ricordarti che non ci sarà mai più un futuro insieme. Rischierai di impazzire pensando a quanto è costato, quanto dolore e fatica hai pagato per stare con lui. Ma lui ormai è un guscio vuoto, una conchiglia che se avvicini all’orecchio ti darà solo l’impressione di sentire il suono delle onde ma quel suono è un trucco, un inganno. Ricordati ciò che ti dico: puoi sentire il suono delle onde anche in una conchiglia di porcellana che non ha mai visto il mare. 
Non dargli odio, perché l’odio è solo l’amore col segno meno davanti. Non dargli amore perché non lo merita e sarebbe come tentare di colorare il mare. L’amore per nessuno è di nessuno, ed è quindi inutile.

Dagli la tua distanza e sarà l’unica cosa che ti salverà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *