Tre vite

Amore, 
Oggi è Natale, lo aspetti da almeno due mesi. Forse dallo scorso anno. È arrivato come tutte le cose; prima lontanissime, poi tra le mani. 
Stai per svegliarti, manca solo qualche minuto. Già ti vedo. Scalza, corri fino all’albero con gli occhi grandissimi di certezza e stupore, ti siedi sulle radici trasformate in regali per te e ridi, ridi con le braccia che afferrano uno dei pacchi per scuoterlo, ridi guardandomi a cercare un compagno con cui dividere la tua gioia. 

Sei tu. 
Così sicura che la notte abbia compiuto il suo miracolo, eppure sorpresa di assistere alla magia che si compie ancora. 
Il Natale sei tu. Piena di certezza e stupore, e gioia.
E sei così bella che io non so dirlo. 
Allora rido, rido anch’io. 
E potrei dire altro, tanto altro. Adesso, aspettando di sentire i tuoi passi, osservando la porta da cui ti vedrò uscire. Potrei dirti cose importanti, interessanti anche. Invece starò zitto fino a quando aprirai gli occhi su questo giorno, immaginandoti. 
Certo che al mio cuore mancherà un battito e alla mia gola un respiro vedendoti comparire. 
Stupito del fatto che al mio cuore mancherà un battito e alla mia gola un respiro, vedendoti comparire.
Certo della tua gioia, stupito ancora una volta di quanto la tua felicità possa essere potente, e perfetta, sempre nuova, capace di posarsi sulla mia pelle e proteggermi da ogni cosa. Ogni cosa.

Questa lettera sarà breve. Sta per finire.
Solo un istante per ricordarti di fare quella corsetta verso di me e saltarmi al collo quando avrai finito di scartare i tuoi regali, perché credo che oggi, solo oggi, potrei anche rischiare di perdere due battiti e due respiri, e sopravvivere. E sentirmi così bene. Così bene.
Mia piccola fortuna, mia certezza stupore e gioia, buon Natale. 

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